Piazza Caprera
06025 Nocera Umbra -PERUGIA - ITALY

stampapaliodeiquartieri@gmail.com

Tel: 338-9609217

‚Äč

  • White Facebook Icon
  • White Twitter Icon
  • White Instagram Icon

© 2023 by Ente Palio dei Quartieri Nocera Umbra

Nocera Umbra

Nocera Umbra è una cittadina umbra di circa seimila abitanti posizionata al confine con le Marche, lungo l’antica strada consolare Flaminia. Celebre per le sue sorgenti, la “Città delle acque” ha origini antiche. Fu prima un insediamento di origine umbra, poi crebbe in epoca romana grazie alla sua posizione sulla via Flaminia. Dal V fu sede di diocesi, cosa che si protrarrà fino al XX secolo.

La città venne più volte saccheggiata e fu meta di conquiste: nel 410 dai Goti di Alarico diretti a Roma; nel 571 venne occupata dai Longobardi, sotto i quali divenne un Gastaldo del Ducato di Spoleto e di un’Arimannia, formata da famiglie di guerriere e nobili, che lasciarono una preziosa necropoli, scoperta alla fine dell'Ottocento. Poi con i Franchi divenne contea.

Nel periodo medievale, la città, ormai stabilmente impiantatasi sul colle dove si erge anche ora l’acropoli, si dota di possenti mura e guida una vasta diocesi.

Nel 1248, la città viene occupata e incendiata da Federico II, mentre nel 1279 viene distrutta da un violento terremoto. Ricostruita, Nocera rimase prima sotto il governo di conti longobardi, poi, dalla metà del XV secolo, fece parte dello Stato della Chiesa, fino all'Unità d'Italia.

L’ottocento è anche il periodo in cui si riscoprono le acque sorgive nocerine, attorno alle quali nasce la florida attività dei bagni curativi nella località di “Bagni”, appunto. Sarà questo lo spunto, sul finire del secolo, per l’imprenditore Felice Bisleri per impiantare uno stabilimento di imbottigliamento di acqua nei pressi della stazione ferroviaria. Attività che ha reso Nocera Umbra sinonimo di acqua minerale in tutto il mondo e che prosegue ancora oggi. Ma tutto il territorio è ricchissimo di sorgenti, tanto da rendere Nocera Umbra la “Città delle acque”.

 

La città ha la caratteristiche struttura medievale, arroccata su un colle circondato da mura. Le Mura medievali sono solo uno dei monumenti storici che si possono visitare. Fra questi c’è la torre del Campanaccio, che domina dall’alto tutto il territorio e risalente all’XI secolo; simbolo della città distrutto dal terremoto del 1997, la torre è stata fedelmente ricostruita. Ci sono poi la Cattedrale di Santa Maria Assunta, originaria del X secolo con ampliamenti del XV; la chiesa di San Francesco, oggi Museo civico

 

 

 

Da visitare anche lo stesso Museo civico, che racchiude opere dell’Alunno e di Matteo da Gualdo, e il Museo archeologico, dedicato alla storia più antica, con reperti …

 

 

Campanaccio. Domina l'abitato la grande torre simbolo della cittadina, astio e unico resto della robusta rocca dei suoi Gastaldi, poi dei suoi Conti risalente all'XI secolo[2]. L'edificio ricorda la strage dei Trinci, avvenuta nel 1421. La torre è stata semi-distrutta dal sisma del 1997 e ricostruita.

. Dell'antica chiesa, inglobata nella fortezza, resta solo il portale del sec. X. L'edificio venne rifatto XV secolo e più volte ristrutturato nel XVIII e XIX secolo.

Chiesa di San Francesco. Di grande importanza artistica, venne eretta in stile romanico-gotico nel XIV secolo. Conserva affreschi di Matteo da Gualdo ed è sede della Pinacoteca comunale, con opere dell'Alunno, del Maestro di San Francesco e della scuola del Cimabue. Nel museo sono custoditi anche reperti di epoca romana, tra cui un miliario della via Flaminia per Ancona, un ritratto femminile, frammenti di mosaico, un cippo del III secolo e alcune parti del monumento funebre, ornato a suo tempo di quattro iscrizioni greche, del vescovo Varino Favorino da Camerino, famoso grecista che ha pubblicato uno dei primi dizionari della lingua greca ed è stato maestro di greco alla corte dei Medici a Firenze per i futuri papi Leone X e Clemente VII e tenne anche la cattedra di greco nella Università di Roma.

Nel Museo dell'Alto Medioevo di Roma, sono conservati importanti reperti trovati a fine Ottocento in quasi duecento tombe longobarde, del VI e VII secolo, dell'arimannia stanziata